Nuovi scaglioni IRPEF 2027: calcolo, tabella e previsioni sul taglio IRPEF 2027
A settembre 2026 la struttura dell’IRPEF 2027 non è ancora stata definita. Il cantiere della prossima Manovra, però, è già aperto e una delle ipotesi che sta raccogliendo maggiore consenso riguarda l’estensione dell’aliquota del 33% fino a 60.000 euro di reddito imponibile, rispetto agli attuali 50.000 euro.
Se la misura venisse confermata, la quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro sarebbe tassata al 33% anziché al 43%. Il beneficio teorico arriverebbe quindi fino a 1.000 euro annui per chi raggiunge almeno 60.000 euro di imponibile.
Sul tavolo circola anche un secondo intervento, al momento meno definito: la riduzione della prima aliquota dal 23% al 22%. Prima di parlare di nuovi scaglioni IRPEF 2027 come se fossero già acquisiti, però, è importante distinguere quello che è già in vigore dalle proposte che dovranno trovare spazio e coperture nella Legge di Bilancio.
Vediamo quindi qual è la situazione attuale, quali potrebbero essere le nuove aliquote IRPEF e quanto cambierebbe il calcolo dell’imposta.
Scaglioni IRPEF 2026: il punto di partenza
Per capire cosa potrebbe cambiare dal prossimo gennaio esaminiamo la struttura attualmente in vigore. Dal 2026 l’IRPEF si articola su tre scaglioni, dopo la riduzione dal 35% al 33% dell’aliquota intermedia introdotta con l’ultima Legge di Bilancio.
| Reddito imponibile | Aliquota IRPEF 2026 |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Da 28.001 € a 50.000 € | 33% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
L’IRPEF è un’imposta progressiva. Questo vuol dire che il superamento di una soglia non comporta l’applicazione dell’aliquota più elevata sull’intero reddito.
Un contribuente con un imponibile di 30.000 euro, per esempio, paga il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% soltanto sui successivi 2.000 euro. Lo stesso principio sarà fondamentale anche per capire il possibile taglio IRPEF 2027.
Per le aziende, conoscere correttamente questo meccanismo rientra nella più ampia gestione degli adempimenti fiscali aziendali, in quanto il datore di lavoro opera come sostituto d’imposta.
Nuovi scaglioni IRPEF 2027: quali sono le ipotesi
Ma cosa cambierebbe rispetto alla situazione attuale? La proposta più discussa prevede di lasciare invariata l’aliquota del 33% e di estenderne il limite superiore da 50.000 a 60.000 euro.
Se questa impostazione entrasse nella Manovra 2027, la struttura sarebbe la seguente:
| Fascia di reddito | IRPEF 2026 | Ipotesi principale 2027 |
|---|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% | 23% |
| Da 28.001 € a 50.000 € | 33% | 33% |
| Da 50.001 € a 60.000 € | 43% | 33% |
| Oltre 60.000 € | 43% | 43% |
La vera modifica riguarderebbe quindi la fascia compresa tra 50.001 e 60.000 euro. Su questi 10.000 euro la differenza tra le due aliquote sarebbe pari a dieci punti percentuali.
È bene ribadirlo: questa è ancora una simulazione basata sulle proposte circolate in vista della Legge di Bilancio 2027. Fino all’approvazione della norma, scaglioni e aliquote del 2027 restano da confermare.
IRPEF al 33% fino a 60.000 euro: quanto si risparmierebbe
Il vantaggio prodotto dall’allargamento dello scaglione crescerebbe man mano che il reddito imponibile supera i 50.000 euro.
Ogni 1.000 euro che oggi ricadono nell’aliquota del 43% verrebbero tassati al 33%, con una differenza teorica di 100 euro.
| Reddito imponibile | Risparmio IRPEF annuo stimato | Equivalente medio su 12 mesi |
|---|---|---|
| 50.000 € | 0 € | 0 € |
| 52.000 € | 200 € | circa 17 € |
| 55.000 € | 500 € | circa 42 € |
| 58.000 € | 800 € | circa 67 € |
| 60.000 € o più | 1.000 € | circa 83 € |
Il riferimento corretto in questa tabella è il reddito imponibile IRPEF, che non coincide necessariamente con la RAL di un lavoratore dipendente. Dalla retribuzione annua lorda devono infatti essere sottratti i contributi previdenziali deducibili prima di arrivare all’imponibile sul quale si applicano gli scaglioni.
Anche gli importi mensili indicati rappresentano soltanto l’equivalente del beneficio annuo diviso per dodici. L’effetto reale sul cedolino dipenderà dalle modalità con cui verrà applicata l’eventuale misura e dai successivi conguagli.
Per i redditi superiori a 60.000 euro, il risparmio teorico resterebbe fermo a 1.000 euro, perché la parte eccedente continuerebbe a essere tassata al 43%. Questo calcolo presuppone però che la futura norma non introduca correttivi o limiti per i redditi più elevati.
Riduzione della prima aliquota al 22%: la seconda ipotesi
Accanto all’estensione dello scaglione intermedio, nelle ultime settimane è comparsa anche l’ipotesi di portare la prima aliquota dal 23% al 22%.
Se il punto percentuale di riduzione fosse applicato integralmente ai primi 28.000 euro di imponibile, il risparmio massimo teorico sarebbe pari a:
28.000 € × 1% = 280 € annui
Il vantaggio sarebbe proporzionalmente più basso per chi possiede un imponibile inferiore a 28.000 euro e raggiungerebbe i 280 euro da quella soglia in poi.
Se venissero approvati sia il 22% sui primi 28.000 euro sia il 33% fino a 60.000 euro, un contribuente con almeno 60.000 euro di imponibile potrebbe arrivare, in pura simulazione matematica, a un beneficio massimo di 1.280 euro lordi annui. Anche in questo caso bisognerà attendere il testo della Manovra per capire se saranno previsti limiti o meccanismi correttivi.
Confronto IRPEF 2026 e ipotesi 2027: esempio con 60.000 euro
Un esempio ci aiuterà a vedere con maggiore chiarezza l’effetto dell’eventuale nuovo scaglione.
Prendiamo un reddito imponibile IRPEF di 60.000 euro, senza considerare per il momento detrazioni e addizionali.
Con le aliquote 2026 il calcolo dell’imposta lorda è:
- 23% sui primi 28.000 euro = 6.440 euro;
- 33% sui successivi 22.000 euro = 7.260 euro;
- 43% sui 10.000 euro oltre quota 50.000 = 4.300 euro.
L’IRPEF lorda ammonta quindi a 18.000 euro.
Se nel 2027 il 33% venisse esteso fino a 60.000 euro, gli ultimi 10.000 euro verrebbero tassati al 33%:
- 23% sui primi 28.000 euro = 6.440 euro;
- 33% sui restanti 32.000 euro = 10.560 euro.
L’imposta lorda scenderebbe così a 17.000 euro, con un risparmio teorico di 1.000 euro.
Come calcolare l’IRPEF: esempio 2026 e previsione per il 2027
Per passare dalla RAL al valore dell’imposta bisogna fare qualche passaggio in più. Manteniamo come riferimento il sistema attualmente in vigore, così da avere una base certa sulla quale confrontare successivamente le nuove aliquote.
Prendiamo una RAL di 40.000 euro per un lavoratore dipendente e, soltanto a fini esemplificativi, ipotizziamo un’aliquota contributiva a suo carico del 9,19%. Il valore effettivo può cambiare in base all’inquadramento previdenziale e alla situazione del lavoratore.
1. Calcolo dei contributi e dell’imponibile IRPEF
40.000 € × 9,19% = 3.676 € di contributi
L’imponibile fiscale diventa quindi:
40.000 € − 3.676 € = 36.324 €
È su questo valore, e non direttamente sulla RAL, che vengono applicati gli scaglioni IRPEF.
2. Calcolo dell’IRPEF lorda 2026
Sui primi 28.000 euro:
28.000 € × 23% = 6.440 €
Sulla quota restante:
8.324 € × 33% = 2.747 € circa
L’IRPEF lorda è quindi pari a circa 9.187 euro.
3. Detrazioni per lavoro dipendente e riduzione del cuneo
A questo punto bisogna sottrarre le detrazioni spettanti al lavoratore.
Con un reddito imponibile di 36.324 euro e ipotizzando un intero anno di lavoro, la detrazione ordinaria per lavoro dipendente è di circa 1.187 euro.
A questa si aggiunge, secondo il sistema in vigore nel 2026, l’ulteriore detrazione collegata alla riduzione del taglio del cuneo fiscale. Nella fascia compresa tra 32.000 e 40.000 euro il beneficio decresce progressivamente e, nel nostro esempio, vale circa 460 euro.
4. Addizionali regionali e comunali
Le addizionali dipendono dal territorio di residenza e non possono quindi essere determinate con precisione senza conoscere Regione e Comune.
Per mantenere l’esempio semplice possiamo ipotizzare un’addizionale regionale dell’1,23% e una comunale dello 0,8%, ottenendo un valore complessivo indicativo di circa 737 euro.
| Voce | Importo indicativo |
|---|---|
| RAL | 40.000 € |
| Contributi previdenziali | −3.676 € |
| Imponibile IRPEF | 36.324 € |
| IRPEF lorda | 9.187 € |
| Detrazione lavoro dipendente | −1.187 € |
| Ulteriore detrazione sul lavoro | −460 € |
| Addizionali ipotizzate | +737 € |
| Imposte complessive stimate | circa 8.277 € |
Il calcolo rimane volutamente semplificato. Non considera eventuali familiari a carico, altri redditi o ulteriori agevolazioni personali.
Ma cosa succederebbe con le ipotesi 2027? Se venisse approvata soltanto l’estensione del 33% fino a 60.000 euro, questo esempio non cambierebbe, perché l’imponibile di 36.324 euro non supera quota 50.000.
Se entrasse in vigore anche il taglio del primo scaglione dal 23% al 22%, invece, l’IRPEF lorda diminuirebbe teoricamente di altri 280 euro, a parità di tutte le altre condizioni.
IRPEF 2027 e busta paga: cosa potrebbe cambiare per lavoratori e aziende
Una nuova riduzione delle aliquote avrebbe il suo effetto più evidente sul netto percepito dal dipendente. Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, trattiene infatti l’IRPEF dal cedolino e versa le somme dovute al Fisco.
Questo punto è importante anche quando si parla di costi aziendali. Un taglio dell’IRPEF a carico del lavoratore, da solo, non riduce automaticamente il costo lordo sostenuto dall’impresa. Se la retribuzione resta invariata, cambia principalmente la quantità di imposta trattenuta e quindi il netto disponibile per il dipendente.
Per gli uffici del personale l’effetto sarà soprattutto operativo. Una volta approvata la normativa, i sistemi utilizzati per l’elaborazione delle paghe dovranno recepire le nuove aliquote e le eventuali regole di salvaguardia. Nel corso dell’anno dovranno poi essere gestiti correttamente i conguagli.
Le modifiche agli scaglioni vanno inoltre lette insieme alle altre misure che incidono sul netto. Il Trattamento di Fine Rapporto, per esempio, non viene semplicemente assoggettato alle aliquote ordinarie del cedolino perché segue il sistema della tassazione separata. Per questo motivo il calcolo del TFR deve essere tenuto distinto dal normale calcolo dell’IRPEF mensile.
Manovra 2027: cosa resta ancora da decidere
Le nuove aliquote IRPEF sono soltanto una parte delle misure fiscali discusse in vista dell’autunno. Tra le proposte emerse figurano anche interventi sulla tassazione delle tredicesime e nuove agevolazioni collegate al lavoro.
Il punto decisivo resta però quello delle coperture. L’estensione del 33% fino a 60.000 euro viene associata nelle stime più recenti a un costo nell’ordine di alcuni miliardi di euro e il perimetro definitivo dipenderà dalle risorse che il Governo deciderà di destinare alla misura.
Il quadro più ampio delle ipotesi in discussione è raccolto nel nostro approfondimento sulla Legge di Bilancio 2027, che verrà aggiornato con l’avvicinarsi della versione definitiva della Manovra.
Come prepararsi alle novità IRPEF nella gestione del personale
Per un’azienda non ha senso modificare in anticipo i parametri fiscali sulla base delle indiscrezioni. È però utile arrivare alla chiusura dell’anno con dati ordinati, perché una modifica delle regole fiscali deve poi essere recepita correttamente nel processo che porta alla busta paga.
Il software gestione risorse umane Geobadge interviene proprio nella fase che precede l’elaborazione del cedolino. Il sistema raccoglie le informazioni provenienti dalle presenze e consente di organizzare le ore secondo le causali necessarie alla preparazione dei dati paghe.
Arrotondamenti e regole orarie possono così essere applicati in modo coerente prima dell’invio delle informazioni al consulente. Geobadge permette inoltre di predisporre i dati da trasferire allo studio paghe, riducendo i passaggi manuali nella chiusura mensile.
Quando le regole fiscali cambiano, avere un flusso ordinato a monte rende più semplice verificare i dati utilizzati per il cedolino e gestire eventuali rettifiche. Sarà poi il software paghe o il consulente del lavoro ad applicare le aliquote IRPEF in vigore nel periodo interessato.
Articolo aggiornato a settembre 2026.


