Rendicontazione di sostenibilità: cos’è, obblighi e scadenze
Negli ultimi anni, l’attenzione alla sostenibilità da parte delle imprese è cresciuta in modo esponenziale, spinta da normative europee sempre più stringenti e da una crescente consapevolezza ambientale, sociale e di governance.
In questo contesto, la rendicontazione di sostenibilità è diventata uno strumento cruciale per dimostrare l’impegno aziendale verso pratiche responsabili e trasparenti. Ma cosa prevede esattamente, chi è obbligato a redigerla e quali sono le scadenze da rispettare?
Cos’è la rendicontazione di sostenibilità
La rendicontazione di sostenibilità è un documento che descrive in modo dettagliato l’impatto ambientale, sociale ed economico di un’organizzazione. La sua elaborazione non si limita alla raccolta di dati, ma richiede un’analisi approfondita del comportamento aziendale rispetto ai criteri ESG (Environmental, Social and Governance), unendo le informazioni non finanziarie a quelle economico-finanziarie tradizionali di bilancio aziendale. Non a caso è conosciuta anche con il nome di bilancio di sostenibilità e mira a migliorare la trasparenza, la reputazione e la gestione dei rischi.
Questa forma di reporting, inizialmente adottata su base volontaria da grandi imprese e multinazionali, è diventata progressivamente obbligatoria a seguito dell’adozione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), ovvero la Direttiva (UE) 2022/2464 entrata in vigore nel gennaio 2023. La direttiva ha ampliato il perimetro delle imprese soggette all’obbligo di rendicontazione e ha introdotto nuovi standard di rendicontazione di sostenibilità.
Obblighi e scadenze previste dalla normativa
La CSRD stabilisce obblighi di rendicontazione ben precisi, che saranno introdotti in maniera graduale secondo un calendario scandito nel tempo. Le scadenze variano in base alla dimensione e alla tipologia dell’impresa.
Aziende già soggette alla Direttiva NFRD
Le società di grandi dimensioni (oltre 500 dipendenti) di interesse pubblico già soggette alla Non-Financial Reporting Directive (NFRD) sono tenute a pubblicare la rendicontazione a partire dal 2025, con riferimento all’esercizio finanziario 2024. Stiamo parlando per esempio di società quotate, assicurazioni e banche.
Altre grandi imprese
Le grandi imprese che non erano soggette alla NFRD, ma che soddisfano almeno due dei seguenti requisiti:
- possiedono più di 250 dipendenti;
- hanno oltre 40 milioni di euro di fatturato annuo;
- hanno più di 20 milioni di euro di totale attivo,
dovranno adeguarsi all’obbligo a partire dal 2026 (riferito all’esercizio 2025).
PMI quotate e grandi aziende extra-UE
Le piccole e medie imprese quotate dovranno presentare la rendicontazione a partire dal 2027 (relativa all’anno 2026). Invece, le aziende extra-UE con attività rilevanti nel territorio europeo saranno soggette all’obbligo a partire dal 1° gennaio 2028, a condizione che abbiano generato un fatturato annuo superiore a 150 milioni di euro nell’Unione Europea e dispongano di una sede operativa o di una filiale qualificata come grande impresa o PMI quotata, con un fatturato netto superiore a 40 milioni di euro nell’esercizio precedente.
Cosa prevede la rendicontazione e come farla
Il contenuto della rendicontazione di sostenibilità aziendale deve includere informazioni precise su una vasta gamma di temi legati agli impatti ESG, che tra poco vedremo nel dettaglio.
La responsabilità della stesura del documento ricade sul responsabile della rendicontazione di sostenibilità, figura che può variare in base alla struttura organizzativa dell’azienda. Nelle grandi imprese può trattarsi di un team dedicato alla sostenibilità, mentre nelle PMI spesso questa responsabilità viene affidata al CFO o all’ufficio amministrativo.
La redazione di un bilancio di sostenibilità efficace richiede precisione, coerenza e aderenza agli standard normativi di riferimento. Il documento deve essere facilmente comprensibile, verificabile e in linea con le aspettative degli stakeholder. Di seguito, ti illustriamo i passaggi fondamentali per sviluppare un report solido e trasparente.
1. Definizione di obiettivi e ambiti di rendicontazione
Il primo passo consiste nel chiarire quali sono le aree tematiche più significative per l’impresa, individuando così il perimetro su cui costruire il bilancio. Naturalmente, è necessario che gli ambiti di analisi selezionati riflettano le reali attività aziendali. Ci si concentra principalmente su tre dimensioni:
- ambiente: gestione delle emissioni, consumo energetico, utilizzo di risorse naturali;
- sociale: inclusione, pari opportunità, benessere e sicurezza dei lavoratori, impatto sulla comunità;
- governance: principi etici, trasparenza gestionale, controllo dei rischi.
In questa fase, è importante stabilire indicatori di performance (KPI) chiari e misurabili, che permettano di valutare i risultati nel tempo. Coinvolgere gli stakeholder interni ed esterni poi consente di comprendere meglio aspettative, criticità e impatti generati dall’attività aziendale.
2. Raccolta dei dati e analisi delle performance
Dopo aver definito gli obiettivi, occorre procedere con la raccolta sistematica delle informazioni, facendo riferimento a standard riconosciuti a livello internazionale, come gli ESRS, il GRI o i criteri definiti dal SASB.
La costruzione di una matrice di materialità rappresenta uno strumento strategico per individuare i temi più rilevanti, incrociando le priorità aziendali con quelle percepite dagli stakeholder. I dati devono essere reperiti sia dai reparti interni che dalla catena di fornitura, al fine di ottenere un quadro il più possibile completo e attendibile.
3. Strutturazione del report di sostenibilità
Una volta elaborati i dati, si può passare alla redazione vera e propria del documento. Una rendicontazione di sostenibilità aziendale completa ed efficace dovrebbe includere:
- un’introduzione e una dichiarazione del management sull’impegno verso la sostenibilità e sul rispetto degli obblighi per il datore di lavoro;
- la strategia adottata con obiettivi chiari nel breve, medio e lungo periodo;
- l’analisi degli impatti ESG, suddivisa per aree tematiche;
- una sezione dedicata ai KPI con l’evidenza dei risultati ottenuti e un confronto con gli anni precedenti;
- una panoramica sulle iniziative future e sulle azioni concrete per migliorare la performance sostenibile.
4. Conformità normativa e affidabilità del report
Il bilancio deve rispettare le disposizioni previste dalla CSRD e dal D.Lgs. 125/2024, dunque non può contenere affermazioni fuorvianti o non dimostrabili. Per garantirne la credibilità, è consigliabile sottoporlo a revisione da parte di un ente terzo indipendente.
Si tratta di un passaggio indispensabile per evitare pratiche molto comuni tra le realtà produttive, come il greenwashing. Ciò non potrà che rafforzare la fiducia da parte di investitori, clienti e altri stakeholder.
5. Diffusione e integrazione nella strategia aziendale
Una volta completato, il bilancio va pubblicato sul sito aziendale, preferibilmente in una sezione dedicata come l’Investor Relations, e comunicato in modo efficace a tutti gli stakeholder. È fondamentale che i risultati del report vengano integrati nel piano strategico dell’impresa, affinché le politiche di sostenibilità diventino parte integrante della visione aziendale e del processo decisionale.
Oltre la burocrazia
Nonostante l’adeguamento normativo possa apparire come un ulteriore onere burocratico, il reporting di sostenibilità rappresenta soprattutto un’opportunità strategica per le imprese. Aderire agli standard internazionali e dimostrare impegno verso la sostenibilità rafforza l’immagine aziendale, migliora i rapporti con gli stakeholder e apre l’accesso a investimenti sostenibili.
Tuttavia, la transizione non è priva di ostacoli, soprattutto per le PMI. Manca spesso un’adeguata cultura della rendicontazione, e i costi aziendali legati alla formazione del personale, alla raccolta dei dati e all’adozione di strumenti digitali possono risultare impegnativi. In queste situazioni, il supporto di consulenti esterni o piattaforme digitali può rappresentare una soluzione efficace.
Per facilitare la raccolta e l’analisi dei dati legati alla sostenibilità, soprattutto nelle dimensioni sociale e di governance, le aziende possono affidarsi a soluzioni digitali avanzate. Geobadge, ad esempio, è una suite HR completa che consente di avere un controllo preciso sulle attività del personale, semplificando il monitoraggio di indicatori chiave fondamentali per la rendicontazione di sostenibilità aziendale.
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